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QUARTA TAPPA DEL GRAND TOUR - NAPOLI





La quarta città che ospita la mostra è Napoli, inevitabile riportare il Gran Genovese nella città che molto diede alla sua fama e in cui tante volte si esibì in diversi anni e in cui visse stabilmente per sei mesi del 1825 e tutto il 1826 tenendo accademie al teatro del Fondo e al San Carlo.

Continua il Grand Tour di Gianni Noli, dopo aver presentato Ricordando Mr Paganini all’Alexander Museum a Pesaro e poi al Garage N.3 Gallery dell’AMBASCIATA di VENEZIA, ora sbarca a Napoli.
24 sono i capricci di Paganini e 24 +1 sono le opere che ha realizzato l’artista che ha natali genovesi. Improvvisazione nella realizzazione come il musicista; infatti ha realizzato le opere facendole emergere dalla gomma liquida che con il reagente si solidifica in soli 4 minuti. E 4 sono i minuti che ha a disposizione Noli per realizzare un’opera.

Tiziana Baracchi

Tra le molte ricorrenze a Gianni Noli non è sfuggito quella che ricorda i duecento anni dei Capricci di Paganini. Anniversario che ripropone con una mostra itinerante che fa anche tappa nella città del San Carlo. Una tappa in uno spazio amico che sin dai suoi esordi ha dimostrato curiosità verso gli aspetti del non convenzionale. Una sosta in una città che è una delle grandi capitali della cultura. Un modo di proporsi che sarebbe piaciuto senz’altro a quel grande irregolare della musica che è il musicista genovese. Un irregolare che è riuscito ad interessare le folle quando non esisteva ancora un’industria discografica ma soprattutto un virtuoso dell’esecuzione che poteva rasentare il gusto dell’improvvisazione. Una destrezza in cui maestria e sensibilità si fondevano in un unico impossibile da ripetersi. E che soltanto l’industria discografica riuscirà a colmare ma limitando la partecipazione del pubblico alle sale da concerto. Ora Gianni Noli ci comunica il suo che è anche il nostro entusiasmo attraverso opere che tendono a fermare ed affermare un valore pitto musicale.

 Giancarlo Da Lio





terza tappa del Grand Tour - Venezia


INTERVISTA SU APPROFONDIMENTI  SU

MOSTRA  "RICORDANDO MR. PAGANINI" E GRAND TOUR


                                        





La terza città che ospita la mostra è Venezia, inevitabile riportare il Gran Genovese nella città in cui tantissime volte si esibì, in almeno tre diversi Teatri oltre La Fenice.

Non è un caso se tra le sue opere volle accostarsi al motivo allora noto come “il Carnevale di Venezia” Opera 10, ovvero le variazioni sulla canzone veneziana “Oh! mamma, mamma cara...” del 1829.

 

(prefazione al catalogo della Mostra)

NON SOLO CAPRICCI

Questa nuova mostra di Gianni Noli ci fa riflettere sul carattere variabile che spesso investe il comportamento dell’artista. Il non ripetere non è un atto di presunzione ma un voler sottolineare una realtà che investe l’arte come atto unico. Il riproporre vuol dire tralasciare la singolarità, la specificità e l’originalità di un momento tentando di cristallizzarlo per poter ripeterlo a piacimento. Così è possibile sfatare uno dei tanti stereotipi su Paganini, quello di taccagneria supportato dalla sua origine genovese. Il non replicare è voler sottolineare l’impossibilità di effettuare esattamente la stessa realizzazione. Problema in parte evitato dall’industria discografica. Ma, una registrazione non è la medesima cosa che assistere a un’esecuzione dal vivo. Anche in questo caso Gianni Noli evidenzia e marca questo momento non tralasciando ciò che ha sempre caratterizzato la sua ricerca. Un continuum singolare per rilevare un’altra particolarità. Anche l’arte visiva può essere o diventare musica attraverso vibrazioni create per mezzo di quel canale che spesso è inficiato dalla durata rispetto all’opera visiva che tende a una maggiore durata temporale.

Giancarlo Da Lio 






 seconda tappa del Grand Tour - Pesaro




Coniato da Richard Lassels nel suo viaggio del 1670 in Italia, il termine "Grand Tour" si riferisce ai viaggi di un élite nord europea, in maggioranza britannica, in Francia, in Svizzera, e nel Sud dell'Europa e aveva apparentemente un carattere educativo ma l'obiettivo primario del Grand Tour era il viaggio in Italia, dove giovani artisti, aristocratici e uomini di stato, venivano a cercare i resti della cultura classica. Le origini del Tour si possono trovare nel XVI secol...o, il suo apice fu nel tardo ‘600 e ’700.
Il mio vuole essere un “viaggio” nei luoghi della mia personale storia artistica accompagnata del mio caro Paganini e dai suoi “capricci” che ho immodestamente trasformato in altorilievi, nel bicentenario della loro scrittura.
Questo viaggio in Italia coincide con molte delle tappe della folgorante carriera del Maestro, e in qualche modo vogliono rendere omaggio a quanti, come il Pesarese Rossini, lo conobbero e stimarono.
Da questa esperienza, che durerà due anni, trarrò un video, una pubblicazione e… un approfondimento sull’opera del Maestro e sulla mia personale ricerca intorno alla sua figura, alla sua musica e al suo modo di essere stato un antesignano della comunicazione, dell’autoproduzione - insomma della modernità del pensiero artistico/culturale.
La seconda città dove espongo “RICORDANDO Mr. PAGANINI” è PESARO.
Non poteva che essere così, visto il rapporto d’amicizia e di collaborazione che legava il Maestro al Grande Pesarese ROSSINI. Le cronache dell’epoca raccontano quanto il sodalizio artistico ed umano che intercorreva tra i due fosse importante, per entrambi.
Secondo quanto scrive il biografo Giuseppe Radiciotti, Gioachino Rossini confessò di aver pianto soltanto tre volte in vita sua: quando fischiarono la sua prima opera, quando gli cadde in acqua un tacchino arrosto ripieno di tartufi e quando sentì suonare per la prima volta Paganini.
Infine Pesaro, per la mia storia personale, vuol dire Alexander Museum Palace Hotel, e soprattutto l’amicizia del Conte Alessandro Nani Marcucci Pinoli che mi ha permesso di entrare nel “suo sogno”, affidandomi l’allestimento della camera 212… insomma, oggi è come tornare a casa






MIRALUNA 2017


"dalla natura all'arte

   dall'arte alla natura"

15 agosto 2017



locandina della rassegna prodotta da

Raymond Verdaguer



mia installazione "RIZOMATA" nel bosco di Miraluna






DiVino Celeste

Venezia 14 maggio 2017







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PRIMA TAPPA DEL GRAND TOUR -   ALESSANDRIA






 

24 haiga per Mr. Paganini

  

Mr. Paganini suona ancor per me

quel motivo in do che fa sognar…

NataIino Otto– 1947

 

Rovistando nei ricordi d’infanzia ho ritrovato la musica che ascoltavo alla radio dei primi anni 60’, domandandomi chi fosse questo Paganini più volte menzionato nel ritornello. Poco importava, bastava sentire e pensare:

“ecco l’amico di d'infanzia di papà che canta questa buffa canzone”.

Poi, negli anni successivi, Ella Fitzgerald, diffondeva la versione originale del 1937, con il suo incredibile scat!

Ma Mr. Paganini, il genio musicale genovese, era ormai a me noto soprattutto per i suoi “capricci”.

Mi affascinava la sua storia, la sua vita, (è stato forse la prima pop-star già nel 800’), e soprattutto la sua musica che definire moderna è riduttivo, non convenzionale è banale, demoniaca è scontato. Profonda ecco, profonda sublime e evocativa per allora e per oggi.

Nel 1816 Nicolò Paganini inizia la stesura del suo capolavoro:

 

 I Capricci

 

A duecento anni dalla scrittura di questo capolavoro voglio rendere omaggio al Genio e alla sua Composizione, così io stesso ho tratto ispirazione dai Capricci per eseguire una ricerca su 24 improvvisazioni pittoriche, 24 haiga, secondo la tradizione giapponese che vuole una composizione pittorica associata a un haiku.

Nel Seicento il termine Capriccio viene attribuito a disegni fantasiosi, lontani dai temi religiosi o etici predominanti al tempo.NelSettecento questogenere artisticoiniziaaessereapprezzato, grazie alle opere digrandiartisti quali Piranesi (le Carceri d'invenzione), Tiepolo, Watteau, Guardi e soprattutto Goya (i Caprichos).

In architettura, i Capricci sono edifici stravaganti, frivoli o buffi, progettati più come espressione artistica che a scopopratico, si trovano solitamente nei parchi e nei terreni circostanti a grandi ville e castelli, alcuni sono stati deliberatamente costruiti per sembrare in rovina. Tale forma artistica è stata particolarmente in voga tra la fine del XVI e il XIX secolo.

Il Capriccio, in musica, vive il suo apice durante il Romanticismo. Secondo la definizione del compositore e teorico della musica Michael Praetorius (nel 1608): il Capriccio «è una specie di fantasia improvvisata, nella quale si passa da un tema all'altro».

 

Gli elementi simbolico-grafici che inserisco nei miei 24 Capricci sono i “nodi” il cui significato è accentuato dal sentimento poetico, negli haiku che li accompagnano.