serie luce




questa serie grafica appartiene all'installazione


LUCE


Pian Regina - Crissolo - 1700 m.slm

2 - 11 agosto 2002


DAL CATALOGO DELLA MOSTRA...

È bello il MONVISO. Lì sullo spiazzo di Pian Regina, nella LUCE del sole, guardo l'enorme pietra incombente nel cielo azzurro e intanto seguo la linea verde dei prati che, ondulando, addolciscono l'assalto delle creste e delle guglie. Respiro l'aria asprigna che raspa un po' in gola, quasi quasi mi gira la testa, addirittura penso che non avrò sufficienti sguardi per trattenere negli occhi la bellezza, la tanta bellezza .

Ma c'è altra LUCE tra le montagne: la nuvola bassa che passa e sfiora come una lanuggine appiccicosa e umida, che mi inquieta con la strana apparenza di massa vagante e soffocosa e, nello stesso tempo, mi regala il privilegio di isolarmi, come se ci fossi solo io sul sentiero. Vicino a indistinte forme di rocce, su orme di passi antichi, che hanno segnato i percorsi della fatica, della "vita grama" di questa Gente un po' scorbutica a cui voglio un gran bene perché, ostinata, ha tenuto vivo il sogno e il mistero della grandezza della Natura.

C'è una LUCE che più di ogni altra rimescola i canoni di lettura del paesaggio di montagna, che annulla ogni tentazione di pensare alle foto da cartolina, che al primo impatto mi ha colto di sorpresa
 (lo ricordo bene!), come una magia a cui non avrei saputo pensare: la LUCE delle notti di luna. Nel buio vero l'argento lunare cola come liquido di contrasto e costruisce un giorno ingannevole senza colori; percorro lentamente la strada tra Pian Regina e Cros Forant come se mi muovessi nel Presepio: le pareti rocciose, i costoni, gli avvallamenti assumono la colorazione blanda della "carta roccia", le baite spruzzate qua e là evocano le casette di sughero e cartapesta, che con fatica, da bambini, piazzavamo in equilibrio precario, sempre un po' sghembe, su improbabili alture! E poi c'è Giovanni; Giovanni con Elda. Per me loro sono la voce dei Monti, delle Pietre, dell'Acqua , della Valle.



Rappresentano più di chiunque la sapienza del vivere in una terra certo non facile, se li guardi impari: piccole regole, piccoli trucchi, un po' di scuola di sopravvivenza.

Proprio Elda e Giovanni ci hanno accolto nella Comunità di queste montagne, facendoci sentire un po' meno "forestieri", perfino con i pastori che, veri figli di aspri luoghi, mantengono la diffidenza e la ruvidezza di altri tempi, ma a volte mi hanno stupito con la loro arguzia, o con una profonda, umana poesia di sentimenti.

Gabriele e Roberta, non li ho certo dimenticati. Li paragono al Fiume bambino, che qui scorre scintillante, a tratti impetuoso e imprevedibile, ma sa dove deve andare.

Così Lele e Tata: sono giovani, ma hanno dentro il loro cuore, nel loro sangue, tutta la Storia di queste montagne, sanno da dove vengono e ne sono orgogliosi. Danno la mano a noi, montanari di pianura, capiscono il nostro amore un po' confuso e istintivo per la loro terra e ci sanno stringere nell'abbraccio della cerchia dei monti, insieme a tutti gli altri Amici meravigliosi con cui ci si ritrova, quasi con sentimento di "migranti" che tornano a Casa.

Adesso, proprio adesso mentre scrivo, immagino di trovarmi sulla terrazza di Pian Regina, le mani in tasca, gli occhi verso il VISO pensando:

"che piacere rivederti, Amico mio "

Elisa Denegri